L'articolo è fortemente critico nei confronti dell'attività di Giacomo Manzù. Individuato nella serie delle Crocefissioni un preoccupante connubio tra "la vibrante sensibilità dell'artista e uno scadentissimo gusto", l'autore prosegue accusando di "pittorica, letteraria e sentimentale" la partecipazione di Manzù alla IV Quadriennale d'Arte Nazionale.